Silently close are some particles

Silently close are some particles
Silvia Camporesi, Letizia Cariello, Jakub Woynarowski

Curated by Marinella Paderni

Opening: Wednesday, September 20th 2017 | 6 – 9 pm
September 20th > November 18th, 2017

Molti degli eventi che accadono nel corso del tempo rimangono sotto la soglia dell’indifferenza o della non consapevolezza: cambiamenti ambientali, piccole rivoluzioni, rovesciamenti degli equilibri sociali, relazioni che s’interrompono, paesaggi modificati nei loro assetti naturali e urbani, popolazioni erranti che ridisegnano le geografie.
Il mondo si muove nonostante noi, lasciando tracce ogni giorno di questi sottili cambiamenti, quelle che il filosofo francese François Jullien ha chiamato le trasformazioni silenziose, sulla scia dell’antico pensiero cinese. Sotto la risonanza dei grandi eventi il mondo produce apertamente davanti a noi delle trasformazioni profonde che rendono conto del senso della vita, dei suoi misteri, delle sue magie, delle sue tenebre.

L’arte ha da sempre il privilegio d’intercettare sotto la soglia del visibile e del percepibile le particelle silenziose di questi movimenti: è specialmente oggi che, di fronte all’ipertrofia del razionale e all’iper-presenza del mondo digitale, gli artisti tornano a guardare con grande intuizione l’esistenza di fenomeni apparentemente inspiegabili, di piccole magie a cui non si presta più attenzione, di misteri che si ripetono nel tempo mostrando quanto gli eventi individuali e collettivi siano variazioni di una stessa natura.

Letizia Cariello, Silvia Camporesi e Jakub Woynarowski sono i tre artisti invitati a dare corpo e sostanza alle particelle silenziose dell’arte e della natura umana che alleggiano più meno visibilmente. Il loro sviluppo nel tempo è la matrice che accomuna il lavoro dei tre artisti sullo sfondo della storia individuale e collettiva.

Letizia Cariello rappresenta il tempo individuale ricorrendo alla scrittura su tela, creando una scansione visiva circolare di un calendario fatto di lettere e numeri corrispondenti ai giorni delle settimane e dei mesi, volto a rappresentare una codificazione tutta personale del calendario solare di un anno. Una specie di cifrario – che rimanda visivamente al potere della numerologia e dei simboli più antichi – che ci offre la possibilità di vedere e immaginare il tempo della sua vita.
Letizia Cariello realizza calendari da sempre, fin da bambina, scrivendoli su diversi supporti, oggetti trovati, effetti personali: a volte ne ricama delle parti, altre volte vi cuce sopra delle piume, come nel caso delle opere presentate per la prima volta qui in mostra.
Spesso i suoi calendari sono tracciati su lenzuoli di lino facenti parte di un corredo matrimoniale, montati su un telaio circolare che funziona come un occhio fotografico. Il processo è molto simile a quello per cui si inquadra una realtà più grande dell’obiettivo fotografico. Il calendario rispetta sequenze di lavoro precise, predeterminate e risponde a poche regole chiare fissate dall’artista per dare un ordine al tempo che avanza, che fluisce circolarmente: visualizzando attraverso la scrittura, emergono memorie personali a noi imperscrutabili e segni che appartengono al retaggio culturale tanto antico quanto contemporaneo di tutti noi.

Silvia Camporesi ricorre allo sguardo oggettivizzante della fotografia per dare concretezza visiva a fenomeni inspiegabili, enigmi irrisolti e sogni di uomini visionari che hanno sfidato le convenzioni culturali del loro tempo per scoprire i misteri del cosmo, spesso a rischio della propria vita e dell’isolamento sociale, svelando il gradiente misterico, a tratti perturbante, che sembra sospingere le azioni umane nonostante l’apparenza del reale sembri suggerire l’opposto. L’artista presenta qui la prima parte di un nuovo progetto inedito dal titolo Almanacco sentimentale, una sorta di viaggio fotografico dentro alcuni misteri naturali e i mondi di personaggi epici, che hanno compiuto delle imprese visionarie, come l’esploratore Ernest Henry Shackleton, che realizzò diverse spedizioni antartiche; il pseudoscienziato Raffaele Bendandi, che elaborò una sua personale teoria, priva di qualsiasi riscontro oggettivo, sulla natura dei terremoti e sulle loro presunte cause; e il pioniere dell’aviazione tedesca Otto Lilienthal, un Icaro moderno che morì dopo numerosi voli effettuati con ali progettate da lui.
Affascinata dalla forza misteriosa che li spinge nelle loro azioni, o negli inspiegabili eventi della natura, Silvia Camporesi ricostruisce le immagini di questi fenomeni mediante la realizzazione di piccoli set, successivamente rifotografati, che sembrano documentare l’evento. Le fotografie finali sono risultato di un processo temporale di trasformazione degli accadimenti stessi da allora ad oggi, rielaborati dal processo fotografico e dall’immaginario stesso dell’artista. Nonostante il carattere documentario della fotografia, queste opere mantengono un senso d’indefinito e di disvelamento solo parziale di realtà molto più complesse, espressione di quelle trasformazioni silenziose che modellano la storia dell’umanità.

Jakub Woynarowski riflette sui linguaggi iconografici creati nel corso della storia individuando degli schemi visivi ricorrenti nella cultura millenaria del passato, che si riflettono anche sulla percezione inconscia del presente: si tratta di simboli e codici che compaiono sotto traccia, inventati per produrre discorsi alternativi, misteriosi e occulti. L’artista è un appassionato di teorie del complotto, secondo cui vi è una loggia segreta iconoclasta responsabile delle rivoluzioni artistiche, religiose e politiche nella storia della cultura occidentale moderna. Woynarowski cerca ispirazione nell’iconografia dei sistemi arcani di conoscenza – specialmente l’alchimia e la massoneria – e, più in particolare, nei caratteri alfabetici e nei temi da loro assegnati. Nelle sue opere l’artista interviene a livello visivo apportando una leggera interferenza nei codici precostituiti e nelle connotazioni simboliche, realizzando una ricombinazione ludica degli elementi in una nuova unità di senso.
Novus Ordo Seclorum (dal latino, “nuovo ordine mondiale”), titolo del ciclo di lavori qui presentati, è un tentativo di spostare la storia delle avanguardie oltre le tendenze iconoclaste e la tradizione di motivi geometrici nell’arte. Woynarowski giustappone l’eredità di tendenze artistiche diverse (Costruttivismo, Suprematismo, Dadaismo, ma anche l’architettura rivoluzionaria francese e i Costruttivisti di Norimberga di epoca rinascimentale) con la tradizione europea esoterica, come la massoneria, la geometria sacra, l’alchimia. Monitorando i fenomeni culturali che nel tempo hanno condiviso simboli visivi simili per rappresentare la loro ideologia, l’artista presenta la storia della contemporaneità nell’arte come una teoria dell’occulto.

Silently close are some particles è una mostra realizzata in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma.