Aquacult è un blog e una banca dati dedicato alla rappresentazione testuale, visiva e sonora della piscina nell’arte e nella cultura (cinema, graphic novel, letteratura …). Qui viene citato Pull Up The Pool di Letizia Cariello.

PULL UP THE POOL
Letizia Cariello
San Gimignano
04/02/2006 — 18/03/2006

L’artista torna a lavorare su un elemento architettonico che le e’ particolarmente familiare: la piscina. Per Letizia Cariello la piscina è il “Luogo» per eccellenza, dove regolarmente, quotidianamente e ossessivamente si reca a nuotare, è lo spazio sospeso in cui riesce ad entrare ed uscire dal mondo, è il metro con cui definire le dimensioni della propria interiorità per poi metterla in relazione con l’esterno, e ancora, è un luogo per analizzarsi, per ‘regredire’ e per crescere. L’idea della vasca come fonte di purificazione spirituale e l’uso pratico della piscina per la cura del corpo o come spazio dedicato al gioco, si compenetrano e completano a vicenda. In ‘pull up the pool’ la piscina diventa uno spazio tanto claustrofobico quanto intimo e protettivo. Cinque vasche -ciascuna di 250 cm di lunghezza con un’apertura di 120×120 cm- occupano lo spazio, lo tagliano verticalmente, lo attraversano, lo penetrano in profondita’. Uguali ma diverse, isolate eppure comunicanti appese ai cordoni-corsia che ne sottolineano i percorsi. Ogni vasca ha un nome, Literatus, Johannes De Silentio, Victor Eremita, Frater Taciturnus, Hilarius. Le grandi vasche installate a Galleria Continua si presentano come grandi cetacei, preistorici e viventi, in realta’ sono tutti personaggi che incontriamo in ‘Stadi sul cammino della vita’ di Søren Kierkegaard. La Cariello si sente particolarmente vicina a questo autore, affine a certi tratti del carattere e a certi atteggiamenti nei confronti del mondo. L’artista ci suggerisce un passaggio tratto da ‘Soren Kierkegaard, L’uomo che visse rinchiuso in se’ stesso’ di Pietro Citati che meglio chiarisce la relazione che lega la sua ricerca artistica all’opera del filosofo danese: “In stadi del cammino della vita tutto e’ fermo come in un mausoleo. Ci sono le ossessioni dell’IO, le torture infinite, gli esangui fantasmi di mezzanotte (….) Non c’e’ persona piu’ tragica dell’Autore eppure la sua vocazione e’ il buffonesco(…) Sulla carta bianca resta l’ombra di un lontanissimo sorriso, di cui ignoriamo il significato. Ma anche il comico e’ una maschera: dietro la quale forse c’e’ soltanto il nulla – la cosa piu’ grave e pesante che, secondo lui, un uomo possa portare sulle spalle».